Dimenticare un nome o le chiavi può essere normale con l’età. Diverso è quando la memoria compromette gesti quotidiani.
Dimenticare un nome, cercare le chiavi o non ricordare subito dove si è appoggiato un oggetto non significa automaticamente avere l’Alzheimer. Con l’avanzare dell’età possono comparire piccole dimenticanze considerate benigne, legate a un normale rallentamento di alcune funzioni cognitive. Il punto, però, è capire quando si tratta di semplici episodi e quando invece è meglio parlarne con il medico.
La differenza non sta tanto nella dimenticanza in sé, quanto nell’impatto sulla vita quotidiana. Un conto è non ricordare subito il nome di una persona e poi recuperarlo dopo qualche minuto. Un altro è non riuscire più a compiere azioni familiari, perdersi in luoghi conosciuti o non sapere come usare un oggetto che si è sempre usato. Le principali organizzazioni sanitarie ricordano infatti che la perdita di memoria diventa più sospetta quando interferisce con le attività di tutti i giorni.

Dimenticanze normali o campanelli d’allarme: cosa cambia davvero
Le cosiddette dimenticanze benigne possono far parte dell’invecchiamento. Sono quei piccoli vuoti che capitano a molti: un nome che non viene, un appuntamento dimenticato, un oggetto lasciato in un posto insolito. In questi casi possono aiutare abitudini semplici, come prendere appunti, usare promemoria e ripetere sempre gli stessi gesti.
Diverso è il caso in cui la persona non riesce più a orientarsi, fatica a svolgere attività abituali o mostra confusione in situazioni familiari. Tra le condizioni intermedie esiste anche il deterioramento cognitivo lieve, che può restare stabile oppure evolvere nel tempo. Proprio per questo i test di screening non servono a fare diagnosi da soli, ma possono indicare quando è opportuno approfondire con una valutazione geriatrica, neurologica o neuropsicologica.
Il test dell’orologio e le 10 domande da fare
Uno degli strumenti più noti è il test dell’orologio. Si chiede alla persona di disegnare un quadrante, inserire i numeri da 1 a 12 e posizionare le lancette su un orario preciso, spesso le 10 e 10. Un disegno molto confuso, con numeri fuori posto o lancette errate, può suggerire la necessità di ulteriori controlli.
Accanto a questo esiste anche un breve questionario di orientamento, lo Short Portable Mental Status Questionnaire, composto da 10 domande semplici: data, giorno della settimana, luogo in cui ci si trova, numero di telefono o indirizzo, età, data di nascita, capo del governo attuale e precedente, cognome da nubile della madre e conteggio all’indietro. Nella scala originale, fino a 2 errori rientrano generalmente nella norma, mentre un numero superiore può meritare un approfondimento clinico.
Il messaggio più importante è non spaventarsi per ogni vuoto di memoria, ma nemmeno ignorare i cambiamenti persistenti. Se le dimenticanze diventano frequenti, peggiorano o rendono difficile gestire la vita quotidiana, il passo giusto è parlarne con il medico. Un test può accendere un campanello d’allarme, ma solo una valutazione specialistica può chiarire davvero la situazione.